Il segreto del poi: la trasformazione come processo terapeutico in Istinto di morte e conoscenza

ABSTRACT

“Fu l’intuizione di quel poi del sogno che mi portò a ritenere che ‘prima’ ci doveva essere stata una identificazione strutturante e che poi era stata perduta. Poi, quando?” (Fagioli, 1972).

Così recita l’autore di Istinto di Morte e Conoscenza alla fine del primo capitolo del libro dove racconta in dettaglio la cura di un caso clinico con diagnosi di disturbo schizofrenico, noto come “Storia di un caso”.

L’intervento terapeutico svolto si poggia sullo sviluppo di una formulazione teorica nuova, la fantasia di sparizione, e verrà ancor meglio compresa dal lettore nel corso dei capitoli successivi in cui si delinea un’idea di istinto di morte che si separa radicalmente da quello descritto in psicoanalisi, per realizzare una nuova visione dell’Inconscio e del neonato, caratterizzati dalla vitalità. Un “neonato, per sua nascita, ricercatore e scienziato”, come scrive il nostro autore nell’Introduzione a Il No e Il Sì di Spitz (Fagioli, 1975) è in completa opposizione al bambino così come è visto dalla psicoanalisi, “polimorfo perverso” e “autoerotico” (Freud, 1905).

Le possibilità evolutive e di realizzazione del bambino sin dalla nascita aprono la possibilità al movimento non soltanto inteso come biologico e come crescita fisica ma anche come formazione della mente e crescita psichica, caratteristiche umane specifiche. Al bambino, inoltre, come all’Inconscio, vengono riconosciute la capacità della conoscenza e del rifiuto nel rapporto con la realtà. In questo pensiero non troviamo la tradizionale concezione che condanna originariamente l’essere umano alla chiusura ed all’impotenza, che lo ridurrebbero ad essere inevitabilmente violento e malato.

Dinanzi alle parole del paziente del primo caso clinico raccontato in Istinto, la piccola preposizione fatte di sole tre lettere “poi” risuona nella mente di Fagioli: “Poi, quando?”.  Provoca un’immagine, un’idea nuova: l’Inconscio si muove cambiando nel tempo. L’autore apre così alla comprensione del processo psicopatologico a livello psicodinamico dell’Inconscio stesso.

La piccola preposizione temporale poi nel linguaggio del paziente va oltre il racconto del sogno e della sua storia personale, per rivelare una dinamica mentale universale che viene intuita, vista e compresa dal terapeuta, a sua volta “per sua nascita, ricercatore e scienziato”.

Scendendo nel dettaglio dell’interpretazione, “una identificazione strutturante”, lo porta a sapere di un’esistenza precedente, che è stata fatta sparire. È una scoperta che si basa su una visione dell’essere umano come in movimento nel tempo e che all’origine non è struttura rigida chiusa e mancante, per un Io iniziale della nascita dotato di caratteristiche e qualità che devono svilupparsi. Queste poi possono essere perdute, possono sparire.

L’Inconscio psicoanalitico è invece atemporale, la sua caratteristica è lo spazio. La dinamica psicopatologica è caratterizzata dalla formazione di un Inconscio rimosso, tutt’oggi ancora ritenuto plausibile, un Inconscio soggetto allo spostamento: ricordi e vissuti coscienti vanno in un altro luogo. La visione di Fagioli è invece temporalmente dinamica, di fronte ad essa la definizione freudiana appare granitica e immodificabile.

Attorno all’interpretazione del significato del poi nel sogno del paziente troviamo, inoltre, un’interpretazione fondamentale in psicoterapia psicodinamica. Essa riguarda l’identificazione con il padre e la ricerca di un’immagine inconscia valida del rapporto con lui, la “piattaforma fondamentale”, su cui si costruisce un percorso terapeutico anche nei casi clinici più gravi, come in Storia di un caso. È un primo movimento, nel tempo, un nuovo inizio da cui nasce un lavoro con interpretazioni profonde e complesse per ritornare alla sanità mentale originaria, al bambino sano che si era “prima”.

Ciò permette di concettualizzare e realizzare in psicoterapia la trasformazione interna come reale possibilità umana e come cardine del lavoro terapeutico. Il filo rosso della metodologia medica che scopre la cura attraverso la conoscenza della fisiologia e di come essa viene perduta, porta Fagioli a dare efficacia alla psicoterapia psicodinamica. L’idea di un inconscio che diventa malato restituisce ai pazienti la possibilità di diventare sani, ridando loro la speranza.

Questo lavoro si pone lo scopo di realizzare una ricerca, in collegamento con casi clinici della pratica psicoterapeutica quotidiana, a partire dal “poi” nascosto nelle parole del paziente. Esso sembra aver stimolato una reazione nella mente dell’autore in cui è comparso un nuovo pensiero verbale: il paziente si ammala nel tempo e nel tempo può guarire ritrovando l’Io della nascita. È da esso che sembra essere derivata la conoscenza e la verbalizzazione della fantasia di sparizione, la cui interpretazione appare necessaria in psicoterapia, perché possa avvenire una trasformazione della realtà interiore del paziente ed una reale cura della malattia mentale.

Bibliografia

  • Fagioli, M. (2017). Istinto di morte e conoscenza. Roma: L’Asino d’Oro.
  • Fagioli, M. (2012). Teoria della nascita e castrazione umana. Roma: L’Asino d’Oro.
  • Fagioli, M. (2002) Ideologia, scienza e storia. Introduzione a Il No e Il Sì di Spitz, gennaio 1975. Il sogno della Farfalla. 3, 5-18.
  • Fagioli, M. (2015). L’idea della nascita umana: Lezioni 2010. Roma: L’Asino d’Oro.
  • Freud, S. (2012). Tre saggi sulla teoria sessuale. Torino: Bollati Boringhieri.