Neotenia e sviluppo dei sensi in “Istinto di morte e conoscenza”

ABSTRACT

Rispondere alla domanda su come nasce il pensiero rappresenta sicuramente una sfida ardua perchè ci pone nella posizione di dover comprendere se esiste una specificità della nascita umana rispetto alle altre specie animali.

Secondo la teorizzazione di Massimo Fagioli, contenuta in “Istinto di Morte e Conoscenza”, il pensiero umano inizia alla nascita con la fantasia di sparizione come risposta allo stimolo luminoso tramite la quale il neonato rifiuta e si rende indifferente al mondo non umano. Tale scoperta rovescia totalmente quella che era la concezione Platonica e Cartesiana della scissione tra spirito e materia, tra “res cogitans” e “res extensa”. L’innovativo paradigma determina la comparsa di una nuova antropologia e la possibilità di concepire in maniera totalmente diversa la neurobiologia del neonato e il suo sviluppo sensoriale.

Quali sono le caratteristiche ontologiche e neurobiologiche che rendono unico l’”homo sapiens”?Esistono degli elementi nello sviluppo dei sensi e della percezione che possono differenziare l’essere umano dal resto del mondo animale?

Il primo aspetto da prendere in considerazione è la neotenia ovvero la capacità evolutiva di alcuni animali di conservare per tutta la vita le caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili.

La neotenia dell’Homo sapiens è però assolutamente specifica. Rispetto al resto del mondo animale  infatti l’uomo ha uno sviluppo fetale relativamente breve e al tempo stesso un lungo periodo di maturazione neurologica e psichica. Tali caratteristiche hanno, come aspetto fondamentale, il fatto che il neonato si trovi alla nascita sia in una situazione di sovraesposizione sensoriale sia di estrema sensibilità agli stimoli esterni.

Durante la gravidanza tutti i canali sensoriali del feto vengono in qualche maniera stimolati tranne la vista: tali stimolazioni assumono però un significato solo trofico e morfogenetico determinando lo sviluppo delle connessioni neuronali talamo-corticali. Proprio per la particolare plasticità che caratterizza l’essere umano alla nascita avverrebbe una drammatica trasformazione dell’ambito sensoriale. Mentre nel feto vi era una predominanza della stimolazione tattile al momento della nascita è la vista il senso che assume il ruolo più importante. Ruolo che non è più di tipo trofico ma assume la funzione del tutto nuova di attivare la corteccia cerebrale.

La stimolazione dell’occhio da parte della luce determina quella reazione che porta alla comparsa della capacità di immaginare e quindi all’inizio del pensiero. Al contrario però dell’animale, la cui sensorialità è caratterizzata da rigide gerarchie, ciò che permetterebbe nell’uomo questa reazione del tutto particolare è l’estrema plasticità e “capacità sinestetica” del sistema sensoriale.

Mentre negli animali le finestre temporali di reazione ad uno stimolo percettivo e di interazione con gli altri sensi sono rigidamente codificate, nell’”homo sapiens” questo tempo è molto più libero. Questa libertà determina la possibilità di passare da una reazione fissa e predeterminata (istintuale) tipica del mondo animale, ad una totalmente diversa che ha in sé la matrice della creatività, la pulsione. Lo sviluppo percettivo del bambino a partire dalla nascita non avviene in maniera lineare ma è caratterizzato da salti di profonda riorganizzazione sia neuronale che psichica tali da determinare di volta in volta la comparsa di nuove capacità a scapito di quelle vecchie. Tale evoluzione è legata, come scrive Massimo Fagioli in “Istinto di Morte e Conoscenza”, alla sviluppo psichico e alla maturazione sensoriale del neonato. Da una parte, infatti, il bambino sviluppa attraverso la bocca e il tatto le capacità “recettive”, dall’altra attraverso la vista e l’udito le capacità di “vedere” e “ascoltare” gli altri. La possibilità di integrazione di queste capacità porta al pieno sviluppo del bambino e alla possibilità di realizzare una rapporto profondo e creativo con gli altri essere umani.

Nota

Abstract elaborato nell’ambito di una ricerca di gruppo coordinata da Domenico Fargnoli, a cui hanno partecipato: Emanuela Atzori, Paola Bisconti, Irene Calesini, Ludovica Costantino ,Donatella De Lisi, Francesco Fargnoli, Domenico Fargnoli, Maria Gabriella Gatti, Dori montanaro, Barbara Pelletti, Ilario Ritacco

 

Bibliografia

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